NEWS DEL LEGNO

  1. Pergola o tettoia?

    19/06/2018 – Il pergolato è “una struttura aperta sia nei lati esterni che nella parte superiore, realizzata con materiali leggeri, senza fondazioni, di modeste dimensioni e di facile rimozione, la cui finalità è quella di creare ombra mediante piante rampicanti o teli cui offrono sostegno”.
     
    La definizione è stata ribadita dalla Corte di Cassazione, che con la sentenza 23183/2018 si è pronunciata su un contenzioso sorto per la corretta qualificazione di un intervento edilizio e il giusto titolo abilitativo da utilizzare.

    PERGOLATO O TETTOIA? Le differenze

    I giudici hanno ripercorso varie pronunce della giurisprudenza che hanno tracciato le differenze tra pergolati e tettoie. È stata messa in evidenza la diversità strutturale delle due opere dal momento che “mentre il pergolato costituisce una struttura aperta sia nei lati esterni che nella parte superiore ed è destinato a creare ombra, la tettoia può essere utilizzata anche come riparo ed aumenta l'abitabilità dell'immobile oltre ad avere una maggiore consistenza e impatto visivo”.
     
    Secondo la Cassazione, bisogna richiedere il permesso di costruire nei casi in cui sia da escludere la natura precaria o pertinenziale dell'intervento.
     
    La Cassazione ha ricordato anche le sentenze della giurisprudenza amministrativa, cioè Tar e Consiglio di Stato, che hanno sempre definito i pergolati come manufatti ornamentali realizzati in strutture leggere di legno o altri materiali di minimo peso, facilmente amovibili in quanto privi di fondamenta.
     
    La definizione di pergolato e tettoia si è sempre rifatta alla giurisprudenza perché mancava un orientamento normativo.
     
    Questa lacuna è stata colmata dal glossario unico per le opere di edilizia libera (DM 2 marzo 2018), adottato in attuazione del decreto sulla Scia (D.lgs. 222/2016). Tra le opere da realizzare in regime di edilizia libera il glossario include i pergolati di limitate dimensioni e non stabilmente infissi al suolo, intesi come elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici.
     

    Pergolato o tettoia, il caso

    Nel caso preso in esame dai giudici, il proprietario di un’abitazione aveva realizzato una copertura nello spazio esterno descrivendola come “sostituzione di un pergolato di m. 4,25 X 3,65 X 3,15 di altezza, in legno di castagno grezzo con struttura in legno levigato, appoggiata su due colonne circolari e sull'estradosso del solaio di copertura dell'immobile”. Il manufatto era inoltre definito “scoperto e ultimato”.
     
    In realtà, successivamente era stata realizzata un’altra copertura sostituendo la precedente con travi di legno squadrate poggiate su colonne in muratura, tali da assicurare alla struttura una particolare consistenza ed una stabile destinazione.
     
    Per questi motivi, la Cassazione ha escluso che si trattasse di un pergolato e di un intervento realizzabile in regime di edilizia libera.
     
    I giudici hanno inoltre condannato il tentativo di eludere la normativa sui titoli abilitativi frazionando la realizzazione dell’opera in più livelli apparentemente autonomi. “L’opera – ha dichiarato la Cassazione - deve essere apprezzata unitariamente nel suo complesso, senza che sia consentito scindere e considerare separatamente i suoi singoli componenti”.
     
    Nel caso esaminato, l’insieme di opere, realizzate in tempi diversi, costituivano in realtà un complesso unitario.
     
    Il responsabile dell’intervento, realizzato senza permesso di costruire, è stato quindi condannato al pagamento di una multa.

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  2. BONUS VERDE al 36%

    BONUS VERDE al 36%

    Tra tanti ritocchi ad agevolazioni esistenti, nella manovra 2018 c’è anche una detrazione nuova di zecca: il bonus verde. Viene introdotta per il solo 2018 (salvo proroghe future) una detrazione del 36% dall’Irpef delle spese sostenute per interventi di «sistemazione a verde» di aree scoperte private di edifici esistenti, singole unità immobiliari, pertinenze e recinzioni. Quindi, balconi, cortili e giardini potranno essere ristrutturati, facendo leva su un incentivo pubblico per il verde privato. Rientrano nel perimetro degli sconti, oltre agli acquisti di piante, anche gli impianti di irrigazione a supporto del verde, i pozzi, le strutture di copertura e i giardini pensili. E anche le spese di progettazione e di manutenzione. In sostanza, tutta la filiera che sta dietro questo tipo di interventi potrà contare sulla detrazione.

    Il limite di spesa è di 5mila euro e va agganciato alla singola unità immobiliare. Quindi, in caso di interventi sulle parti comuni dei condomìni, l’importo agevolabile va rapportato al numero di unità. La detrazione, in queste ipotesi, sarà poi divisa tra i condòmini, sulla base della quota a loro imputabile, purché questi abbiano effettuato i loro pagamenti entro i termini di presentazione delle dichiarazioni dei redditi. Ad esempio, per il giardino di un palazzo con 20 alloggi, si potranno spendere fino a 100mila euro, fermo restando il limite di 5mila euro per singola unità.

    Andrà poi confermato se si può cumulare la detrazione per il giardino comune con quella per la risistemazione del verde di proprietà esclusiva, come il balcone di uno degli alloggi (raddoppiando così i bonus).

    La detrazione spetta ai contribuenti che possiedono o detengono, in forza di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi, compresi inquilini o comodatari. E, a differenza di quanto avviene nel caso del bonus mobili, non è legata a una ristrutturazione in corso.

    La manovra impone che «i pagamenti siano effettuati con strumenti idonei a consentire la tracciabilità delle operazioni». Perciò, a meno di aperture delle Entrate, serviranno i bonifici “parlanti” usati per le detrazioni sul recupero edilizio e il risparmio energetico. Lo sconto potrà essere spalmato su dieci annualità. Quindi, rate annuali massime da 180 euro fino ad arrivare a 1.800 euro complessivi.

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    Per completare il quadro, la legge di Bilancio fa anche una serie di precisazioni più di dettaglio. Per le unità residenziali adibite promiscuamente all’esercizio di una professione, la detrazione spetta nella misura del 50 per cento. In caso di vendita dell’immobile, la detrazione viene trasferita, salvo accordo diverso.

    L’agevolazione è nuova e si apre una prateria per le interpretazioni che l’agenzia delle Entrate dovrà fornire nelle prossime settimane. Ad esempio, dettagliando gli interventi agevolabili. Considerando che alcuni di questi sono già inseriti negli elenchi del 50% per le ristrutturazioni: è il caso delle opere sulle recinzioni.

    L’alternativa del 50% edilizio «standard» 
    Infatti, nel valutare la convenienza della detrazione sulle spese per il verde privato, non va dimenticato che alcuni interventi possono anche beneficiare del più ricco bonus del 50% per le ristrutturazioni su una spesa massima di 96mila euro. Un esempio? La recinzione del giardino pertinenziale, in quanto opera diretta a migliorare la sicurezza. Nel caso, servono fatture e bonifici separati per i due tipi di spesa.

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    fonte: IL SOLE 24 ORE (on-line il 09/01/2018)

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